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Full text of "Padron Angelo Brunetti detto Ciciruacchio, popolano di Roma : schizzo biografico / di Tommaso Tommasoni; Ciceruacchio; Ciciruacchio."

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ANGELO BRUNETTI 

DETTO 

POPOLANO DI ROMA 

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TOnìUSO TOJtflUMfcONf 



TIPOGRAFIA DI GIUSEPPE TIOCCHI 

mi, 



Estratto dal Fan/alla giornale letterario 
scientifico artistico, Anno II, N. I. 2, 3, e 4. 



| è I I ^ ^ é é é è fi 



Oh il popolo ! quel buon popolo che ha 
i) cuor sulle labbra che ama 

Da una Storia inedita. 



jLì uomo nato popolano, se vlen dotato da 
Dio di quell'ingegno naturale atto a com- 
prendere le grandi virtù sociali, le quali 
sono l'essenza della civiltà; ha in se tal 
dono da procacciarsi Y ammirazione , il ri- 
spetto ? V amore , non solo di tutti i suoi 
pari ; ma di tutti i suoi cittadini; avvegnac- 
hé non v' abbia chi creda , che Y amor di 
sua patria possa essere bugiardo nel cuore 
di un virtuoso popolano. Ed anco quella 
specie di ritrosia — per non chiamarla al- 
trimenti — che ha il nobile pel plebeo spa- 



risce 5 quando l'uomo del popolo sa mostra- 
re quella nobiltà che consiste nell'altezza 
dei sentimenti ; nella probità delle azioni , 
nel santo amor della patria. 

Il popolo di Roma di sentimenti alteri e 
generosi, pronto, magnanimo, eloquentissi- 
nio,, presenta all' occhio di chi lo esamina 
un tipo nazionale, e direi quasi un tipo mo- 
dello : perchè, quantunque uggioso fra se e 
se , è nello stesso tempo così unito , così 
compatto nei sentimenti , che quelP unione 
rivolta a buon fine, usata ad uno scopo vir- 
tuoso , lo rende capace delle più eroiche 
azioni. Di più questo popolo raddoppia la 
sua alterezza e generosità , allora quando 
un individuo che gli appartenga , sappia 
distinguersi talmente da cattivarsi V ammi- 
razione dei più: noi dicemmo che raddoppia 
la sua alterezza; non è vero, la concentra, 
per così esprimerci , -nell'individuo che ha 
distinto; e guaì a chi gli tocca quell'uomo! 
guai a chi attentasse a quella fama in cui il 
popolo stesso l'ha folto salire ! 

Chiunque s'è introdotto talora nei rioni i 
più popolari di quest'eterna Metropoli; e 
spinto dalla curiosità è entrato in una di 
quelle osterie, ove la sera convengono tutti 
i compari del vicinato, i quali accanto al 
bicchiere dimenticano le austere realtà della 
vita, avrà potuto scorgere il vero delle no- 
stre asserzioni. Seduti gli uni rispetto agli 



=3 5 — 

altri, presso certe tavole lunghe e strette,, 
ragionano., altercano con quel gestire animato 
che dà più forza al discorso ; e se avviene 
che il bisticcio si faccia serio per Y alzar 
delle mani 5 v'è quasi sempre fra loro il 
mediatore. Il quale acquista tanto maggior 
potere su d' essi, se per la sua vita onorata, 
pei suoi costumi , per la sua popolarità 
riuscì ad essere uno di que'distinti dei qua- 
li favellammo dianzi. Se alcuna volta entra 
in quei loro ridotti uno, che non sia della 
sfera popolare a cui appartengono; quel 
buon popolo col cuor sulle labbra , senza 
cerimonie, senza caricature, coir espressione 
schietta ed entusiasta di chi sente davvero, 
stende la mano , dice alla buona un saluto y 
ed invita subito a bere. 

Ma fin qui io ho parlato in guisa , come 
se non appartenessi al popolo, come se fa- 
cessi Y apologista di gente colla quale non 
avessi alcuna attinenza. No, io popolano, 
intendo di scriver alla meglio, come me lo 
detta il cuore di un uomo che non dev* es- 
sere confuso colla turba degli altri. — E 
questo giornale che porta il titolo di un eroe 
popolano che fu dei tredici di Barletta, si 
reca certo a piacere rincominciare la secon- 
da sua fase colla biografia di un vivente , il 
quale richiamando su lui mille sguardi d' am- 
mirazione, diviene ogni dì più, oggetto di 
simpatia ; e <T amore. 



— 6 — 

Io vorrei che tutti possedessero il cuore 
di Padron Angelo Brunetti, (intendo di quelli 
che acquistano celebrità colla stampa) per- 
chè son certo che non si gonfierà di boria 
come quel di coloro che comprano le lodi a 
peso d'oro ! 

Padron Angelo è un uomo — per chi non 
lo conosce di vista — la di cui età è nel 
fiore di quello stadio di vita , che non si 
può chiamare giovinezza, né vecchiezza : ha 
quarantatre anni. Di statura giusta, mostra 
una robustezza non comune; in ispecie nella 
grossezza delle spalle , che tarchiate e forti 
rubbano una piccola parte all' ordinaria lun- 
ghezza del collo. I capelli di un color bion- 
do scuro, fini e ricciuti gli adornano il capo, 
a cui sovrasta un cappello nero , a larghe 
ali e col cupolotto sbassato nelle ore di 
faccende; con le ali più strette a guisa dei 
consueti che si veggono, nelle pochissime ore 
di passatempo. U occhio ha chiaro e ridente, 
le gote piene e rosse del color della rosa , 
il naso profilato e giusto* il labbro superio- 
re sporgente alcun poco air infuori ; che 
invece di disarmonizzare la lieta, aperta, 
prospera fisonomia , acquista , unito air in- 
feriore , tale una grazia, da corrispondere 
perfettamente al perpetuo sorriso dell'occhio. 
Facile nel discorso; ha sempre pronto il 
braccio al gesto espressivo che noi italiani 
accompagniamo ordinariamente colle parole: 



e la mano, quella mano incallita nel lavoro, 
si stende per stringere Y altra di un amico, 
colla stessa facilità che porge Y obolo al 
poverello, il soccorso al caduto. Una sarga 
tagliata a guisa di giustacuore, una cravatta 
annodata lentamente , sopra la quale si ri- 
versano i pizzi di una camicia candida come 
la neve , un paio di pantaloni lunghi dello 
stesso panno della sarga; ecco tutto il ve- 
stiario di Padron Angelo. Ora che vi ho 
posto sott' occhio la figura di quest'eccellen- 
te popolano, non vi spiaccia di seguirmi 
nella descrizione più importante che gli ri- 
guarda : se vi annoio ne sarà causa la mia 
maniera di scrivere, non mai il soggetto 
che ho impreso a trattare. 

I popolani di Roma non son dissimili da- 
gli altri popolani d' Italia. Oltre il nome di 
Battesimo e lor cognome, ciascuno ne reca 
come necessario distintivo uno bizzarro, il 
quale spiega o qualche difetto personale, o 
il mestiere che esercita, od una bravura 
operata, od una contumelia patita : Così il 
paino , ove alcuno abbia ostentato la mt'/or- 
deria dell' alto ceto , il quequero a chi colla 
flemma annoierebbe mezzo mondo ; lo storto, 
a quel povero infelice , che facendo baciare 
le ginocchia insieme, forma coi due stinchi 
un' A; il senzaschina, il coccodoro> il merla, 
V insaccalanebbia , lo scatozza 3 il prò fu e 
mille di questi comunissimi titoli , ai quali 



— 8 — 

l'uomo che ne è vittima in sulle prime mi- 
naccia 5 strepita , fa il brutto grugno 

ma poi a mano a mano vi si acconcia bron- 
tolando 5 quindi si stringe nelle spalle , ed 
una volta vi ride lui pure f ed un' altra vi 
risponde come al suo nome di Battesimo . e 
finisce col non dar retta se non chiamato 
coi titolo che gli ha posto la mala ventu- 
ra. — 

E qui P ottimo Brunetti perdoni all'esat- 
tezza storica del nostro secolo, 1' indiscreta 
etimologia della sua antonomasia : mi sa 
mill'anni di giungere alla narrazione di cer- 
ti fatti 5 dei quali avranno invidia certuni 
che non hanno nessun sopranome; ma che 
penserà la storia a porglielo : quello di 
poltroni ! 

Nella sua fanciullezza Padron Angelo era 
un tocco di figlio con tanto di gote ! la 
madre che il vedea così grassotto, solea dire 
colle comari del vicinato guardate che ci- 
ruacchiollo diviene questo mio Angelo, e sei 
baciava che Dio vel dica! — Badate bene che 
ciruacchiotlo nel ricercato dialetto romane- 
sco, significa qualche cosa più eli grasso; vale 
a dire qualche cosa di grasso, di grosso , di 
tondo, di polputo; in fine qualche cosa di 
simile agli angiolotti del Bernini, che si 
veggon scolpiti in tutto rilievo nei pilastri 
della chiesa di s. Pietro ! — 



— 9 — 

Da ctritacchiotto i col crescer degli anni % 
fu detto ciciruacchioUo, e da quest' aumento 
d' un ci 3 si passò alla diminuzione delle 
tre lettere finali ; perchè neir età giovanile / 
non gli si addiceva più quella specie di fan- 
ciullaggine; quindi fu chiamato Cicirauc- 
chio ! — 

Padron Angelo nacque da Lorenzo e Ceci- 
lia Brunetti^ gli antenati dei quali ripeteva- 
no la loro origine da altri popolani del 
rione del popolo. Lorenzo , buon maniscalco , 
s'era trovato in grandi miscugli sotto il 
governo francese; ma dopo la ristaurazione 
stimò bene di esercitare tranquillamente il 
suo mestiere senza impacciarsi di faccende 
politiche. Fu uomo libero nel parlare, nel- 
1* operar, e più che in altro nello spendere: 
non degenere dai bravi popolani di Roma 
ebbe il cuore generoso , aperto , e costante. 
Amante dei figli 3 non si curò per altro di 
tenerli a freno,, il che fece che il nostro 
Angelo di carattere vivacissimo, approfittas- 
se anche troppo della condiscendenza pater- 
na. Ciciruacchio , pronto nel mettersi alla 
difesa del debole, gli avvenne benché fan- 
ciullo, di ritrovarsi le mille volte compro- 
messo in bisticci che non gli spettavano 
punto : dissi le mille volte, perchè di cento 
liti ne accadrà una in cui V uomo non si 
valga della sua superiorità per opprimere ! ! ! 
Colle pugna alzate e strette, Angelo rispon- 



— iO — 

deva alla menoma ingiuria che gli venisse 
fatta * e guai a quel poveretto sul quale si 
scaricava la formidabile mano! Ma tanto era 
facile nel difendersi e nell 5 offendere, quanto 
nello stendere le braccia in segno di dimen- 
ticanza d'ogni rancore. Il vino suggellava 
per lo più ogni pace rinnovata , e dopo la 
pace quei giovani che s' erano in moda 
scambievole perdonati, si stringevano tacita- 
mente in lega , ed erari disposti prima a 
perdere la vita che veder torcere un capello 
al camerata collegato. 



Nel tenore di questa vita , di fatica insie- 
me e di divagamento, padron Angelo giunse 
insino all'età di vent' anni. D'animo buono 
e gentile dopo questo tratto di tempo senti 
nascersi in cuore un desiderio di pace, di 
tranquillità domestica ; sentì come una nec- 
cessità di fermarsi e di riflettere sul suo 
stato presente; s'accorse che la guerra che 
avea combattuto in passato non era ridon- 
data che in danno di se stesso : allora mil- 
le disinganni, mille ravvedimenti gli tolsero 
la benda dagli occhi , e lo persuasero che 
quello non era il modo di goder la vita, efee 
anzi era un logorarsela, (m'avvelenarsela* 
infine un patire continauto, insopportabile. 



— \\ — 

In quei momenti — il lettore il saprà 
forse per esperienza — il cuore palpita con 
più celerità, sente il bisogno di spandersi , 
di sfogare quelle mille sensazioni che lo 
commovono , e va in cerca d'un' anima ca- 
pace a comprendere quella specie d'affanno: 
quindi se gli avviene d'imbattersi in un es- 
sere col quale simpatizzi, per esempio in 
una giovane donna.... la rivoluzione morale 
è compiuta, a tutto diviene indifferente , 
fuori che all' affetto di quella divinità ideale 
che deve renderlo pago, felicissimo. 

Così accadde al giovine Brunetti. Egli già 
da qualche tempo avea adocchiata una bella 
popolana del suo rione ; ma non le avea mai 
posta queir affezione che sentiva adesso per 
essa. Leale nei suo modo d'agire, trovò 
guisa di parlarle, e dirle eh' egli le volea 
bene, che non veniva per ischerzare, ma 
per menarla in consorte , e per amarla fin- 
ché gli avesse durata la vita. 

La fisonomia bella e piacevole del giovi- 
ne popolano; quella sua maniera di dire 
franca , schietta ; ma non priva di una gra- 
zia giovanile, e direm quasi di galanteria; 
ma salute prospera indicante quella pienez- 
za di vita in cui è un giovinetto dell' età di 
vent' anni ; non poterono non fare una buo_ 
na impressione nel cuore vergine della gra. 
ziosa popolana: ella non avea che diciott'an. 
li. ed a quella età una giovinetta non re. 



— 42 — 

siste alle dolcezze di quella vita novella di 
cui da lungo tempo si è formata una vaga 
idea nella mente. 

I due giovani s'intesero, sdamarono, e 
giuraronsi d'esser uniti per sempre ! Allora 
chi avesse posto gli occhi adosso a Padron 
Angelo , l'avrebbe visto in gran faccende. 
Non vi volea poco a persuadere i parenti di 
lei 5 i propri genitori, il parroco, infine a 
persuadere la società ch'egli non era più 
quel di prima. Egli incontrò opposizioni da 
tutti i lati, e mille volte uno spirito maligno 
gli suscitò il ruzzo di dar delle busse a quegli 
che servivangli d'intoppo nel suo operare; 
ma Ciciruacchio comprese che per vincer gli 
altri, gli era mestieri in quella occasione di 
vincer prima se stesso , e trionfò di fatto 
sopra di se medesimo e sopra tutti; perchè 
l'anno venturo contornato dai parenti e da- 
gli amici s' impalmò con la bella sua Anna/ 
e pensò ad essere uom saggio,, probo, la- 
borioso, e tutto dedito a quella sua amata, 
a quella sua gioia domestica. Ed ora, giac- 
ché siamo sui far molto di lei , vuo' riporta- 
re un discorso che or son poche sere, mi 
faceva un mio buon amico, vecchia cono- 
scenza del nostro Ciciruacchio. » Fedele? — 
mi diceva egli -— se capila un povero in 
quella casa se ne ritorna contento davvero , 
e se Padron Angelo per mo 9 di dire, gli pone 
im paolo in mlle inani ; la moglie corre con 



— 43 — 

un pane , e un pò 7 dì companatico ». la tal 
guisa non è più maraviglia se Dio ha bene- 
detta quell'unione, se Dio gli ha procaccia- 
te più felicità che infortuni!. 

Dopo il suo matrimonio Padron Angelo si 
die a tutt' uomo al mestiere del carreggiare 
il vino; mestiere assai ricco qui in Roma, 
ove quegli che lo esercita non s'innamori 
troppo della merce di cui fa il carico. Col 
trasportarlo per conto altrui incominciò ad 
aver commissioni di compera,, e col fare gli 
interessi degli altri seppe .contentarsi d'un 
guadagno onesto. Allora vide d'anno in an- 
no aumentarsi il suo peculio, e tentò a com- 
prar del proprio , ed a prender uomini ia 
aiuto, e metter su carri e cavalli, e a nego- 
ziar col fieno, e fornire alcune comunità or 
di vino or di fieno a seconda delle inchieste; 
e prosperare nel traffico in modo tale da 
suscitare l'invidia di coloro i quali poltren- 
do nell' ozio calunniano gli altri di cui non 
son capaci d' imitare 1' esempio. 

Venuto a morte il padre , nell' età di set- 
tantacinque anni., Angelo seppe aver esso 
lasciata qualche passività, e fu pronto a 
sodisfarla pienamente, non potendo neppur 
soffrire l'idea d'un debito. Beato lui!! - 

Soddisfatti gli obblighi d'un figlio affe- 
zionato verso il padre suo, (4) quest'uomo 

(-1) Fra gli altri oggetti che conserTt Padrons Angelo per 



— u — 

del popolo pensò a ricoverare in casa propria 
la settuagenaria sua madre , (1) ed allora 
divise le sue affezioni e le sue cure fra la 
povera vecchia e la giovine sposa. Se non 
che presto dovea nascere chi avrebbe susci- 
tate nell'animo di Angelo tutte le tenerezze 
paterne. 

Divenuto padre , raddoppiò il suo amore 
per tutti i suoi , e si trovò pago oltremodo 
di quella vita tranquilla che riempie l'anima 
di mille gioie pure, inaprezzabilh Né la pace 
domestica fu mai interrotta da litigii; mala 
perdita di qualche figlio mise nel lutto più 
volte quella buona famiglia. In quei giorni 
chi avesse scorto il nostro Angelo vinto dalla 
sciagura, e nello stesso tempo non oppresso 
dalla medesima, V avrebbe giudicato un uomo 
educato a quella fortezza d'animo propria 
degli antichi romani. 

Però T eccellente Brunetti era nato nel 
nostro secolo, e se agli occhi degli estranei 
compariva superiore al dolore che le angu- 
stiava, neir interno della sua casa non potea 
tenersi dal lagrimare. Quindi avvicinandosi 

memoria del suo buon padre, V è un anello di così smisurata 
larghezza che non vi b dito della mano grossissima di Cici- 
raucchio che lo possa contenere: figuratrvi le dita di Padron 
Lorenzo com' erano ! 

* (4) La madre di Padron Angelo h ancor viva, e chi ha un 
po' di conoscenza con questa famiglia può vedere in una vec- 
chia che ha più di ottani' anni , l'impronta dei buoni popo- 
lani del secolo passato. 



— 15 — 

alla moglie l'accarezzava più del consueto, 
e le faceva animo, e le diceva che il pianto 
non avrebbe risuscitato il figlio che biso- 
gnava esser forli nell'angustie e poi finiva 

col piangere esso pure, sfogando quel dolore 
che supera in siffatte circostanze ogni altro 
sentimento. 

In tal guisa, passate le peripezie del 1831, 
Angelo Brunetti seguitò ad essere buon po- 
polano e buon cittadino: ma lo divenne an- 
cor più nel corso degli anni che seguirono 
quell'infelice avvenimento. Egli s'avvide che 
la massa del popolo avea mestieri d'un' istru- 
zione morale di cui mancava affatto, e per 
quanto fu in lui cercò di aprir gli occhi ai 
più gabbati , ed infuse nel cuore dei più 
idioti quei sentimenti di virtù che fanno 
sempre trionfare T opinione dei buoni pen- 
satori. Per questo scopo santissimo non badò 
a spese. Soccorse i più bisognosi, profuse il 
suo danaro che avea guadagnato colle fati- 
che, e si sagrificò a stendere perfino la mano 
ai suoi nemici, nemici di cui era stato il 
terrore ! Fra le cure di queste pubbliche 
faccende non lasciò d'essere negoziante av- 
veduto ed onesto, e fu, come lo è, uno di 
quelli pei quali la parola d* onore vale per 
qualunque scrittura. Né fu invidioso che altri 
si ponesse al traffico eh' egli esercitava , che 
anzi ad un tal Pisani suo carrettiere donò 
egli stesso clientele e mezzi, onde negoziare 
alla meglio e far del proprio. 



— 46 — 

Ma P istante in cui Padron Angelo dovea 
mostrar al mondo quei magnanimi sentimen- 
ti eh' ei nutriva da lungo tempo , era ser- 
bato al giorno glorioso dell' amnistia. Esso 
avea sofferto coi prigionieri , benché non 
prigioniere; allora giovò ai graziati , benché 
di ninna grazia avesse goduto : ma pei cuo- 
ri che sentono , un bene pubblico diviene 
una gioia privata ! 

Che se alcuni non compresero di quanta 
importanza fosse Y atto benefico di Pio Nono, 
ciò significa che hanno la benda in sugli oc- 
chi : Angelo da buon popolano immaginò su- 
bito il bene che ne ridondava alla sua pa- 
tria ; quindi apri il cuore a mille speranze 
di gloria ; quindi concepì Y idea di un trion- 
fo degno del Sommo Pio. — 

Nei tre giorni delle feste 9 il nostro Ciei- 
ruacchio fu largo di mille doni 5 fu proietto a 
mille dimostrazioni di gioia ., fu il più en- 
tusiasmato partigiano dell' Augusto Benefat- 
tore. Invitato a sottoscriversi nella nota di 
quei generosi che formavano una raccolta 
di danaro per soccorrere i graziati bisogno- 
si , egli diede la sua offerta dicendo esser 
dovere di tutti Y unirsi a quella bella ca- 
rità fraterna. — E se pubblicamente dimo- 
strava tanta nobiltà di cuore 9 privatamente 
dava esempio di una gentilezza d' animo , 
e di una magnanimità superiore al suo se- 
colo, 



- 47 - 

Di tanti falli io conlerovvi quest' uno. Un 
povero romagnolo, alcuni giorni dopo le fe- 
ste dell' amnistiai capitò in Roma colla cer- 
tezza di poter riabbracciare un suo figlio 
già da molti anni rinchiuso nella galera di 
Civitavecchia. Per non so quale complicazio- 
ne di avvenimenti quel giovinetto non po- 
teva esser libero se non dopo qualche mese. 
Il padre dolente di questo fatto slava la- 
mentando la sua sventura con cert' altri del 
suo paese , nel bel mezzo della piazza di 
Spagna. Ciciruacchio in passando udì queste 
parole che uscivano dalla bocca del Roma- 
gnolo : » e meno male eh 9 io avessi ora un 
po' di denaro per ritornarmene a casa ; ma il 
fitto sia che gli ho spesi nel dimorare qui in 
Roma i e son più disperato che mai. » — Chi 
è disperalo ? disse Padron Angelo intromet- 
tendosi nel discorso , » che v' è successo buon 
uomo ? . . . . venite qua . andiamo a bere, che 
e' è rimedio a lutto .... E qui a costringerlo 
dolcemente perchè volesse entrare nel suo 
negozio di vino , posto nella medesima piaz- 
za. Seduti V uno rimpetto air altro , Cici- 
ruacchio si fece raccontar per bene com* e- 
rano andate le cose, e dopo altre varie in- 
terrogazioni strinse il discorso col dire: » E 

quanto mò ci vorrebbe per ritornare a R 

» — Cinque scudi ! rispose il romagnolo fa- 
cendosi di bragia, e Padron Angelo: » Eccoli 
qua 3 e andate che Dio v' accompagni ! » — 



— 48 ~ 

V altro piangendo di gratitudine volle far- 
gliene una ricevuta a. forza, e Padron An- 
gelo non la voleva assolutamente perchè i 
disgraziati, egli dice, non hanno altr* obbli- 
go fuori che di chiedere onestamente. — 

E qui mi giova rammentare che Y esem- 
pio dell' ottimo Brunetti fu secondato da 
molti e molti buoni cittadini romani, i quali 
ebbero come lui V alto intendimento di di- 
struggere quelP antica uggiosa prevenzione 
che regnava fra Romagnoli e Romani, non 
per altro che per il diverso modo d' amar 
la patria. — Maledette gare che fruttarono 
mai sempre lagrime e sciagure ! — Ma ora 
tutto s' è cangiato in un vincolo di fratel- 
lanza : generose dimostrazioni fé Roma a 
Bologna , Bologna a Roma ; ed a queste due 
prime città dello stato tenne dietro Ancona 
co 5 suoi sapienti programmi 3 e Ravenna 
colle sue largizioni ai danneggiati dall' inon- 
dazione del Tevere : e fur veduti i vessilli 
di pace e d' unione sventolare nelle città che 
conservavano gli odii tradizionali del medio 
evo i e tutti si abbracciarono quai figli d' u- 
na stessa madre. Quei giorni furono bene- 
detti da Dio i e V angelo della concordia sor- 
rise a questa parte d' Italia , e con quel sor- 
riso donò caparra di giorni più fortunati. — 

\J anima del nostro Angelo Brunetti noti 
poteva non essere commossa di genoroso 
entusiasmo, vedendo finalmente avverarsi il 



— 19 — 

tanto sospirato momento della pace e della 
speranza. Quindi amò di promovere quelle 
magnanime dimostrante di gioia che ono- 
rando il Pontefice \ scuotevano i cuori più 
induriti , e conducevano il popolo a ricono- 
scer sé stesso, la sua dignità, il suo po- 
tere. — Allora fu ideato V arco trionfale 
dell' 8 settembre. 

Un mese innanzi al giorno accennato il 
nostro buon popolano, unito ad altri suoi 
compagni concertava il modo di erigere quel 
monumento temporaneo che fé già tanto ono- 
re a Roma. Chi V avesse osservato seduto 
in quel circolo di generosi, Y avrebbe di- 
stinto alle spontanee offerte , alla niuna am- 
bizione; al disinteresse privato, alla volontà 
ardente di operare quanto era in lui perchè 
tutto riuscisse degno dell'ottimo Principe > 
dell' eterna città , e di quel buon popolo ri- 
generato alla gloria. 

Si offrì di far trasportare gratuitamente i 
legnami da costruzione in sino al luogo ove 
Y arco dovea innalzarsi , e si sottomise ( vin- 
cendo una gran ripugnanza ) alla necessità 
d' andar raccogliendo danaro dai buoni cit- 
tadini, affine d'accozzare la forte somma 
di quattromila scudi e più, non che si espo- 
se alla perdita di molte centinaia di scudi; 
perdita che fu inevitabile per le immense 
spese che portò con se il grandioso monu- 
mento. — 



— 20 — 

Un popolano di Roma con un cuore simile 
a quello di Padron Angelo Brunetti, soffri- 
rebbe meglio T esser tagliato a pezzi che 
andar questuando per qualsiasi cagione. — 
Ora figuratevi cosa dovette provare Cici- 
ruacchio quando gli avveniva che alcuno si 
rifiutasse alla generosa contribuzione. La sua 
mano, quella mano formidabile che da tanto 
tempo non avea percosso né per offesa,. uè 
per difesa, si sarebbe in queir istante sca- 
ricata terribilmente addosso del negatore, 
se il pensiero dell' onor della patria , e se 
1' idea di dover sopportar tutto per amor 
di Pio Nono , non avesse raffrenata la rab- 
bia che ogni ripulsa gli suscitava. 

Intanto Y arco trionfale innalzavasl come 
per incanto , ed il popolo che accorreva ad 
ammirarne i lavori 5 stupiva di quella incre- 
dibile celerità. Molto merito è dovuto agli 
ottimi artisti che lo adornarono; ma molto 
ne è dovuto ancora agli artigiani che lo im- 
piantarono, e indirettamente al nostro Bru- 
mai 3 e al Paolelli ? e all' Antonini x i quali 
animando i lavoranti con premj e con pro- 
messe poscia mantenute , facevano che due 
braccia valessero per quattro. 

Il dì 8 settembre spuntò finalmente , e 
Ciciruacchio vestito di un abito corto, non 
alla trasteverina , ma ad uso de' moderni | 
si presentò in sulla piazza del popolo. Quel* 
F abito eh' egli chiama per ischerzo il giù- 



— 21 — 

dicatorio 3 non gli si addiceva meglio del 
consueto che porta in dosso , e di fatto tutto 
quel dì fu quasi un martirio per esso ; per 
esso assuefatto a movere liberamente le brac- 
cia 3 e non sentirsele costrette dai giri at- 
tillati dagli abitini galanti creati dalle mode 
di Francia. 

Ch' io qui ridica qual fu il giorno 8 di 
settembre è inutile. Tutt' Europa lo sa ! il 
trionfo di PIO NONO avuto riguardo ai tem- 
pi , fu consimile a quello dei Cesari conqui- 
statori. Padron Angelo operò in quel giorno 
tutto ciò che si conveniva ad uno dei tre 
promotori di quella solennità. E come av- 
viene in simili circostanze non godette della 
festa; ma sorvegliò perchè il tutto proce- 
desse con ordine 5 con proprietà, e dicia- 
molo pure ? con dignità. L' Augusto PIO 
NONO ne fu sì contento, eh' ebbe a parlar- 
ne con infinita compiacenza; ed il popolo 
romano non si tenne dal tributarne ogni lo- 
de ai tre popolani, che mirabilmente avean 
saputo condurre a termine una sì bella 
opera. 

Dopo così fausti avvenimenti 5 Padron An- 
gelo conobbe eh' esso colla sua popolarità 
avrebbe potuto giovare alla buona causa, e 
non tardò ad unirsi ai giovani promotori 
del convito nazionale. Chiunque fu presente 
a quel maravigiioso spettacolo avrà ravvi- 
sato Angelo Brunetti sempre in mezzo ai 



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crocchi dei suoi amici popolani , coi quali > 
facendo le viste di abbandonarsi ad una gioia 
illimitata \ favellava arditamente della buona 
e bella cosa che è V unione del popolo , 
quand* è animata da uno spirito nazionale e 
virtuoso. 

Poeta anch' esso \ ascoltò in quella sera 
solenne con più amore del solito , la poesia 
affettuosa dello Slerbini > il brindisi giulivo 
delF animoso Delfrale ., la prosa ragionata 
del Zauli Sejani ^ e le altre prose e poesie 
così ben ideate e 5 recitate dagli altri lette- 
rati 5 che in quella memoranda adunanza di 
cittadini seppero ispirare i veri sentimenti 
che oggi debbono animarci. Ma nel confes- 
sare che Padron Angelo è poeta io incorro 
F obbligo coi miei lettori di riportare qui, 
alcun parto dell' ingegno di lui. Se alcuno 
non saprà ritrovarvi delle bellezze rettori- 
che j sappia che Padron Angelo non si è 
mai sognato d' esser arcade ; sappia che in- 
vece di far sonetti sopra filli e amarilli ha 
lambiccato il cervello da mattina a sera per 
riuscire , colle sue speculazioni commercia- 
li , giovevole alla sua famiglia ed alla so- 
cietà ; sappia in fine che i versi non gli ha 
mai scritti, ma nelle serate d' inverno , in 
mezzo un crocchio di buoni popolani come 
lui 5 col bicchiere in mano , ha improvvisato 
così qualche ottava ora satirica , ed ora sì 
piena di sentimenti patrii , da far ribollire 



— 23 — 

il sangue per commozione. Questa eh' io ri- 
porto si riferisce a PIO NONO ; ed esso la 
cantava , or son poche sere , con queir ener- 
gia che si presenta in lui ogni qualvolta 
improvisa. 

Oggi per il Gran PIO semo felici , 
Né dai birbanti più saremo offesi , 
Oggi per il Gran PIO siam tutti amici, 
E amici avemo ancora i bolognesi. 
Se alcuno vivadio dei rei nemici 
Fa un pass' avanti no' già semo intesi. 
Evviva le provincie e Roma madre 
con il Santo Padre. 

Dopo il convito nazionale Padron Angelo 
tornò ad ingolfarsi nelle sue speculazioni 
commerciali , facendo così di quando in 
quando nella domenica , una visita ai suoi 
vecchi amici per sentire, come diceva esso, 
se e' eran nuove dei fratelli delle provincie* 
Udendo che tutto progrediva , faceva un sor- 
riso che appalesava la gioia del suo cuore , 
e stringendo la mano al più prossimo a lui; 
Fa bene 3 diceva , mo' non avemo paura man- 
co del diavolo ! — Ma se avveniva che qual- 
che imprudenza, o qualche brutto avveni- 
mento avesse conturbato le provincie : que- 
sta, esclamava cogli occhi che gli facevan 
fuoco , questa è tutta farinaccia dei birbanti... 

basta so io quel che dico! E parlava it 

vero ; perchè i nemici della patria oggi sona 



— 24 — 

1 ■ origine di ogni turbolenza e fomentano di- 
scordie , e violenze ovunque gli è dato di 
poter garbugliare \ o comprar gente : ma , 
viva dio 5 costoro non si maneggiano così pu- 
litamente che non siano scoperti, e noi non 
curandoli come troppo deboli, disprezzan- 
doli come troppo vili \ riportaremo vittoria 
su loro secondando generosamente PIO IX. 
V adoprare che essi fanno di queste sotti- 
gliezze , non diremo puerili ma meschini s- 
sime ci provano la loro debolezza e ci ras- 
sicurano da quelle paure che taluni o per 
ignavia , o per codardia spargano nel popo- 
lo. — Ma queste benché brevi digressioni, 
non spettano direttamente alla vita dell' ot- 
timo popolano, quindi affrettiamoci a ri- 
prendere il filo della nostra narrazione. 

Una terribile sventura che pose nella de- 
solazione tutta intera questa metropoli dei 
mondo cattolico , dovea essere , per cosi di- 
re , un nuovo invito al nostro Brunetti per 
far spiccare le belle virtù che lo adornano. 

1/ inondazione del Tevere nei giorni 9 , 
40, ii del dicembre 4846 sarà memoran- 
da, si per lo straordinario innalzamento 
delle acque , come per le pronte assistenze 
del governo , e dei particolari cittadini. Pa- 
dron Angelo levatosi per tempissimo nella 
mattina del dieci si fece al balcone di casa 
sua posta in sul principiare della via di ri- 
fetta . e vide, spettacolo maraviglioso e de- 



— 25 — 

solante, tutta la piazza del popolo, e tutta 
intera la via di ripelta cangiata in un fiume. 

V immaginare in quale stato potean esse- 
re gli abitanti , del subborgo che conduce a 
ponte molle , il pensare quale utilità potea 
egli rendere ai sommersi, e il procacciarsi 
il modo di uscir di casa fu un punto solo. 

Postosi egli in una barchetta , e dato or- 
dine al figlio di seguirlo sopra un carro , 
traversò la piazza del popolo e riuscì ove ur- 
geva maggiormente il bisogno. Vogando alla 
meglio possibile entrò nelle stalle , e riac- 
quistò molti buoi , e recò pane , ed accolse 
persone e diede danaro 3 e si addossò spese, 
e fece coraggio ai più impauriti 3 e consolò 
tutti con una maniera non allegra , ma com- 
piangente j generosa, pietosissima. 

Dato sollievo al subborgo della porta del 
popolo, recossi a quel mucchio di povere 
case situate neir interno , e al di dietro 
della piazza dell 9 oca. Quivi un piangere, 
un disperarsi, un dimandar soccorso, un 
gridar pane pane per misericordia di Dio. 
Eran figli piangenti, eran madri addolora- 
te, ignare qual genere di sventura dovean 
soffrire ove P acqua non si ritirasse, quindi 
desolate per mancanza d' alimento timorose 
per P assenza dei consorti , e per P alzarsi 
lento lento delP acqua che giunta alla metà 
della scala la vedevano lì, dentro casa, co- 
stante come un nemico inesorabile. 



— 26 — 

Il figurarsi questa scena di desolazione > 
e il veder 3 d' improvviso comparire una bar- 
chetta /e poi un carro con sopra delle ce- 
ste di pane , ed un uomo che gridava corag- 
gio che non è niente , eccovi il pane > stale 
tranquille che questa sera V acqua sarà spa- 
rita jj coraggio coraggio ! il figurarsi dico , 
il cambiamento di questo quadro, e vedere 
stendere mille braccia 'j e V udire le benedi- 
zioni di quella povera gente 9 dirette a quel- 
la uomo generoso ti rimpie il cuore di tal 
commozione da non potersi descrivere. 

Padron Angelo Brunetti a proprie spese 
soccorse adunque quelle desolate famiglie, 
e chi avesse udite le parole colle quali ac- 
compagnava la sua carità , Y avrebbe pro- 
clamato Angelo di nome e di fatto. Né qui 
si arrestava Y opera sua. 

In sul mezzodì egli trasportava vivande, 
passeggieri , e attrezzi da soccorso nella via 
de' condotti , prestando sé , i suoi uomini , i 
suoi cavalli non solo al servigio de' Romani 
concittadini ; ma de' stranieri d' ogni nazio- 
ne ! — Contemporaneamente il Tevere gli 
faceva un danno di mille e più scudi!!! — 

Alcuni giorni dopo Y inondazione que' tre 
i quali aveano promosso Y innalzamento del 
magnifico arco trionfale delP 8 settembre 3 
furono destinati ad una udienza pontificia. 
Ciciruacchio fu fra questi j come il lettore 
immagina; ed alla augusta presenza dell' Im- 



— 27 — 

mortale Pio Nono si trovò come vinto dallo 
splendore di una virtù , al confronto della 
quale la sua era un nulla. Gli uomini di 
cuore e di buona fede s' intendono per un 
certo linguaggio d' occhi non conosciuto se 
non da chi sente davvero : e quel sant* uomo 
del Pontefice scorse nelP aperta fisonomia 
del Brunetti V anima buona che racchiudeva 
nel seno b e gli favellò parole amorevolissi- 
me ? ed ascoltò con compiacenza le poche , 
ma schiette di Padron Angelo il quale in 
queir occasione non seppe a dir vero far 
valere la sua popolana eloquenza. 

Intanto giunse la sera della vigilia di S. 
Giovanni e Padron Angelo si condusse in 
massa col popolo al Quirinale , per propi- 
ziare al Santo Padre nel suo giorno onoma- 
stico cento anni di felicità. — Quindi nel 
di primo del -1847 , giorno memorabile per 
la solenne dimostrazione d' amore che il 
buon popolo Romano fece a Pio IX , il Bru- 
netti capitanò le schiere de' cittadini recan- 
do in pugno una ricca bandiera. Superbo 
d? essere il portatore di queir insegna d' a- 
more Angelo marciò in quella giornata tutto 
in contegni , e diede a divedere quanto lo 
tormentasse un certo sentimento marziale 
eh' egli talora raffrena con una abnegazione 
fortissima. 

Qui cessa questo cenno biografico" pubbli- 
cato a riprese nel nostro giornale dedicato 



— 28 — 

al popolo, lo lo scrissi con uno stile piano, 
facile ? e — darò questa lode a me stesso — 
anche chiaro. Alcuni rettorici , se avrò avuta 
avuta la disgrazia o fortuna che l- abbian 
Ietto avranno fatto il brutto grifo chi sa 
quante volte; ma di essi chi si cura più ai 
nostri giorni ? Il popolano m' ha capito ; ed 
io non voleva farmi intendere questa volta 
che dal popolano. Il quale se avrà buon 
senno apprenderà da questi fatti dell' eccel- 
lente Brunetti^, che la virtù può farsi distin- 
guere in tutte le classi della società. Amar 
tutti , e sopratutti dopo Dio , la patria; cer- 
care P unione \ la pace , la fratellanza dei 
cittadini ? assistere i buoni, richiamare i 
perversi nella retta via , e tendere costan- 
temente al miglioramento della società : ecco 
i principii che debbono animarci oggi , ecco 
il fondamento di quella rigenerazione che 
tanto si desidera. E tu, ottimo Angelo Bru- 
netti , segui questa bella e virtuosa carriera 
per la quale ti sei distinto , scusa il libero 
modo col quale ho impreso a narrare i fatti 
che ti riguardano , ama la tua condizione 
come la più faticosa e difficile, disprezza 
gli adulatori, ed insegna ai tuoi figli, ai 
tuoi amici popolani che V attività è la ma- 
dre della prosperità , e che Dio nulla nkga 
al lavoro. 



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